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L’auto-Mutuo Aiuto online e il ruolo dello psicoterapeuta

Nel caso dell’Auto-Mutuo Aiuto online il ruolo del facilitatore-terapeuta è forse diverso, e per certi versi minore, di quello che egli ha nell’Auto-Mutuo Aiuto dal vivo.

Organizzare incontri di terapia e di auto-aiuto online in modalità sincrona, per esempio tramite chat, è complicato e dispendioso in termini di tempo, inoltre il terapeuta finirebbe per essere bersagliato di domande a cui rispondere in tempo reale: i partecipanti finirebbero per essere frustrati dalle risposte, magari giudicate poco soddisfacenti.

La validità della terapia virtuale (sia essa di gruppo o  paziente-terapeuta) è oggetto di una  discussione aperta e i terapeuti sono divisi tra chi la sostiene e chi no.

La regione Lombardia, per esempio, ha intenzione di avviare un progetto di terapia in ambienti virtuali, denominato VEPSY-UPDATED sui seguenti disturbi psicologici: disturbi di ansia (attacchi di panico, fobia sociale e agorafobia), i disturbi dell’alimentazione (obesità, bulimia e bing-eating disorder) e i disturbi sessuali.

Il progetto VEPSY-UPDATED si pone come scopo quello di verificare la validità clinica e tecnica dell’utilizzo della tecnologia della Realtà Virtuale (VR) e della Telemedicina in un’area in cui il potenziale di questi strumenti non è ancora stato pienamente esplorato, ovvero nella Psicologia Clinica.
La VR Therapy (terapia con ambienti virtuali) offre trattamenti innovativi ai pazienti. Come le classiche terapie in vivo di stampo cognitivo-comportamentale, la VRT (Virtual Enviroments Therapy) può fornire stimoli realistici ai pazienti, ma allo stesso tempo presenta il vantaggio di permettere al paziente di rimanere entro i confini di una stanza, quella del terapeuta, evitando situazioni di imbarazzo pubblico e di violazioni della sfera privata. Inoltre con questo approccio il terapeuta può controllare i parametri che costituiscono gli stimoli presentati, isolare specifiche variabili e verificare l’effetto sui pazienti con una finalità conoscitiva e preventiva del disturbo (www.sanita.regione.lombardia.it/Progetti/vepsy/vepsydx.htm).

A parte i progetti sperimentali come quello sopra citato, molti sono ancora gli scettici.

Questi probabilmente i motivi per cui in rete si trovano gruppi di Auto-Mutuo Aiuto che hanno assunto la forma di forum, in cui ognuno lascia la propria domanda o riflessione a cui il facilitatore-terapeuta  e/o gli altri partecipanti potranno rispondere.

Nel caso del gruppo studiato, non è presente nessun terapeuta o facilitatore professionista, ma solo dei moderatori che si limitano a regolare le discussioni in termini di netiquette.

Per un breve periodo ha partecipato al forum anche un terapeuta, capitato lì mentre cercava in rete informazioni sulla fobia sociale; il suo contributo al forum è avvenuto non in qualità di terapeuta ma di semplice membro: i consigli che dava erano sicuramente professionali, ma si sforzava di non essere eccessivamente accademico, probabilmente per non turbare il clima informale e amichevole che c’era nel gruppo. Comunque dopo poche settimane è sparito dal forum e dalla chat.

Il fatto che non siano presenti esperti professionisti all’interno della comunità può essere un vantaggio nel tentativo di studiare le pratiche della comunità stessa.

Lo psicoterapeuta36, infatti, sarebbe stato in questo caso un appartenente ad un'altra comunità di pratiche, qualcuno che avrebbe detto loro cosa e come fare per combattere il loro disturbo, ma che non avrebbe potuto condividere con loro tali pratiche. Si sarebbe riproposto il rapporto allievo-discente, tipico dell’apprendimento scolastico canonico, basato su conoscenze discorsive, esplicite e astratte (Brown, Collins e Duguid, 1989).

La comunità di pratica, come mostrato nel secondo capitolo, nascono e si riproducono grazie alla creazione di un sistema sociale di apprendimento che si basa sul processo di “partecipazione periferica legittimata” (Lave e Wenger, 1991), il quale più che al rapporto insegnante-allievo è simile al rapporto tra mastro artigiano e praticante.

Insegnamento ed apprendimento sono infatti due processi diversi e distinti, che non sempre procedono parallelamente. Al di là della metafora scolastica e della bottega artigiana, rimane il fatto che lo psicoterapeuta difficilmente sarebbe riuscito ad entrare nella cultura della comunità e a farla propria.

Da un lato, la sua rappresentazione “accademica” della malattia lo pone forzatamente come una figura appartenente ad un’altra comunità di pratiche, che ha significati condivisi sulla fobia sociale diversi da quelli di chi soffre di questo disturbo. Dall’altro il suo ruolo, in quanto tale, è un ruolo di potere ed autorità che avrebbe condizionato i rapporti con gli altri, sia perché ogni sua parola avrebbe potuto essere un ipse dixit, ma anche perché in più occasioni alcuni appartenenti alla comunità hanno manifestato una certa diffidenza verso la categoria degli psicoterapeuti.
Altri membri, invece, hanno accolto lo psicoterapeuta, che per un periodo ha partecipato al forum, con  la speranza di avere consigli utili e parlano della loro esperienza di terapia in termini molto positivi. Probabilmente questi giudizi variano a seconda dell’esperienza personale, ma rimane il fatto che, validità o meno della terapia online, il terapeuta non avrebbe potuto far parte della comunità di pratiche e ne avrebbe probabilmente influenzato il formarsi, imponendo, suo malgrado, il proprio punto di vista.

Un ruolo diverso ha avuto, invece, un membro37 della comunità il quale, anche lui soggetto a fobia sociale, si era appena laureato in psicologia. I suoi consigli venivano accolti con più attenzione ed erano sicuramente più precisi e tecnici, ma il fatto di soffrire di fobia sociale e di chiedere aiuto alla comunità nei momenti di difficoltà faceva sì che egli fosse percepito come, e che fosse effettivamente, un’appartenente alla stessa cultura, insomma uno che, come loro, vede il mondo con la lente della fobia sociale.

Lo stesso ruolo di “esperto interno alla comunità” lo ricopre l’amministratore, il quale ha fondato il forum e la chat e cura un sito sulla fobia sociale;  ma anche tutti quei membri che, avendo fatto più letture sull’argomento o avendo un’esperienza più lunga o intensa di disturbo e di terapie di vario tipo alle spalle, fanno interventi più ricchi di contenuto, di informazioni e consigli utili.

Dopo aver fornito un’idea sommaria, forse poco dettagliata, di cosa sia l’Auto-Mutuo Aiuto e l’Auto-Mutuo Aiuto online, e di come il ruolo del terapeuta possa influire nella comunità di pratiche, dal prossimo capitolo ci addentreremo nella vera e propria analisi della cultura e delle pratiche della comunità di AFS, che peraltro abbiamo già in piccola parte iniziato a fare nelle righe precedenti.




36  Qui si intende per “psicoterapeuta” l’insieme delle figure professionali che trattano di disturbi psicologici come psicologi, psichiatri e psico-terapeuti. Pur essendo consapevoli che queste professionalità sono molto diverse tra loro, verranno comunque indicate con un solo termine in quanto la differenziazione, peraltro non funzionale all’argomento trattato, finirebbe per appesantire oltremodo il discorso.
37  D’ora in poi verrà usato il genere maschile per riferirsi ad un membro generico della comunità, ogniqualvolta che conoscere il genere non sia essenziale per la trattazione. Ciò non esclude che una parte di questi membri generici siano donne.


Tesi di Laurea:
"Apprendimento e pratiche in una comunita’ virtuale di auto-mutuo aiuto. Ruolo della tecnologia nel sistema sociale di apprendimento di una comunità AMA online."

di Francesca Menegon


- Università degli Studi di Trento -
- Facoltà di Sociologia -
- Corso di Laurea Specialistica in Lavoro, Organizzazione e Sistemi Informativi -